Tuesday, August 21, 2012

Aria di tempesta (solare) tra i fisici...

Ricordate che qualche tempo fa, alla fine di questo post, vi avevo parlato di una scoperta molto curiosa ad opera di un gruppo di fisici degli Stati Uniti? Gli autori Ephraim Fischbach e Jere Jenkins della Purdue University in Indiana, affermano che alcuni tassi di decadimento non sono costanti, ma presentano una modulazione che pare essere correlata sia alla distanza variabile Terra-Sole, sia all’attività solare stessa. I ricercatori della Purdue avevano presentato un documento sulle correlazioni tra la variazione dei tassi di decadimento e i brillamenti solari su Physical Review Letters, ma era stato respinto perché non vi era un chiaro meccanismo responsabile di tale variazione (qui il preprint su arXiv). L’8 Agosto però l’articolo*, firmato anche da altri fisici, è stato accettato dalla rivista on-line Astroparticle Physics, ed è in attesa di stampa (qui il link all’articolo). Inoltre gli autori hanno già depositato la richiesta di brevetto in quanto questo effetto permetterebbe, sempre a detta degli autori, di prevedere con significativo anticipo l’arrivo di una tempesta solare con tutte le conseguenze positive nella prevenzione dei danni causati da quest'ultima e nella gestione dei satelliti e delle telecomunicazioni. 


Tuttavia come avevo già annunciato nel mio primo post la scoperta non è passata inosservata e sta destando sia l’interesse che il prevedibile scetticismo di molti fisici, surriscaldandone gli animi. Potrete averne il sentore ascoltando questa intervista, presente nel sito dell’INAF, rilasciata da Roberto Battiston, presidente della Commissione Scientifica dell’INFN che si occupa di fisica astroparticellare, dove si afferma che un gruppo dell’INFN che ha eseguito una misura molto precisa del tasso di decadimento del Cesio 137 presso i laboratori del Gran Sasso, non ha mostrato alcuna variazione stagionale o periodica del tasso di decadimento, diversamente da ciò che affermano di aver osservato i colleghi della Purdue University (qui l’articolo su Physics Letters B del Marzo 2012). 

Uno spaccato dell'interno dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso.
La misura effettuata nei 217 giorni di presa dati con inizio nel Giugno del 2011 risulta particolarmente “pulita” in quanto i laboratori del Gran Sasso sono sovrastati da circa 1400 metri di roccia che limitano fortemente la radiazione cosmica. Battiston nell’intervista mostra tutto il proprio scetticismo nei confronti della misura di Fischbach e Jenkins, alludendo ad un possibile vizio strumentale. Alla domanda se il fatto che gli isotopi usati dai due gruppi di ricerca siano diversi possa essere rilevante ai fini del confronto diretto degli esperimenti (Cloro 36 e Cesio 137 rispettivamente per il gruppo americano e il gruppo italiano), risponde dicendo che i colleghi del Gran Sasso, proprio in risposta a questo tipo di osservazione, stanno effettuando un’altra misura, che durerà un anno, usando proprio un isotopo che ha mostrato la variazione registrata dal gruppo americano. Insomma, la vicenda è molto interessante e in continua evoluzione, consiglio vivamente di seguirla da vicino!!
Per ora rimando ai seguenti links, tutti piuttosto recenti: 


Aggiornamenti: 
In questo articolo che parla dell'argomento, uscito sul sito dell'economist, nella sezione relativa ai commenti dei lettori interviene lo stesso Jere Jenkins (o qualcuno che si spaccia per esso) che è l'autore dell'articolo su Astroparticle Physics. Egli in risposta allo scetticismo e le critiche di alcuni lettori, afferma : 
"[...] Skepticism is certainly warranted, as it should be in any scientific endeavor, but this is clearly a worthwhile investigation and should not be discarded because it doesn't match some previously held beliefs." 
"[...] Lo scetticismo è certamente giustificato, come dovrebbe essere in ogni impresa scientifica, ma questa è chiaramente un'indagine utile e non dovrebbe essere scartata solo perché non corrisponde ad alcune credenze precedentemente sostenute." (si riferisce alla costanza del tasso di decadimento delle sostanze radioattive).

Note: 
    * In realtà non si tratta proprio dello stesso articolo, ma rispetto ai precedenti presenta ulteriori evidenze sulla variabilità del tasso di decadimento di altri isotopi. I primi usati erano il Manganese-54 e il Radio-226, mentre in quest'ultimo, dal titolo "Additional experimental evidence for a solar influence on nuclear decay rates", viene usato il Cloro-36. I precedenti articoli sull'argomento si trovano ai seguenti links:
    • "Evidence of Correlations Between Nuclear Decay Rates and Earth-Sun Distance", J.H. Jenkins, E. Fischbach, J.B. Buncher, J.T. Gruenwald, D.E. Krause, and J.J. Mattes, Astropart. Phys. 32, 42-46 (2009).
    • "Perturbation of Nuclear Decay rates During the Solar Flare of 2006 December 13", J.H. Jenkins and E. Fischbach, Astropart. Phys. 31, 407-411 (2009).
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