Wednesday, November 7, 2012

La scienza è davvero senza bias di genere?



Oggi 7 Novembre cade il compleanno di Maria Sklodowska, meglio nota come Marie Curie. Nel 1903 fu insignita del premio Nobel per la fisica (inseme al marito Pierre Curie e ad Antoine Henri Becquerel) e, nel 1911, del premio Nobel per la chimica per i suoi lavori sul radio. Marie Curie è stata l'unica donna tra i quattro vincitori di più di un Nobel e, insieme a Linus Pauling, l'unica ad averlo vinto in due aree distinte.

Volevo approfittare di questa ricorrenza per analizzare brevemente la situazione attuale delle donne nella Scienza e in particolare nel mondo della Fisica, per capire un po' quanti passi in avanti sono stati fatti (se ce ne sono stati) dagli inizi del 1900 ad oggi.
La situazione è chiaramente molto complessa e in ogni Paese si possono individuare problematiche molto diverse, il chè fa si che dipingere un quadro esaustivo di questa realtà sia un'impresa pressochè impossibile, ma vorrei tentare per lo meno di offrire alcuni spunti di riflessione a riguardo. 

Possiamo dire che nel settore della Scienza si sia raggiunta la completà parità tra genere femminile e maschile?


Purtroppo per il momento la risposta è ancora NO.
Secondo la ricerca riportata qui il numero di donne che si occupa di Fisica è ancora nettamente inferiore rispetto al numero di uomini (e basta passeggiare in un qualunque corridoio di una qualunque Università per rendersene conto!).
Certo ci sono comunque dei segnali incoraggianti, che sembrano mostrare che il numero di donne sia comunque in crescita e che le posizioni occupate da queste ultime sono finalmente anche posizioni al vertice della struttura, ma la completa parità è ancora ben lontana.

Prendendo come esempio il CERN, un'organizzazione internazionale in cui lavorano 15000 persone, e in modo particolare l'esperimento ATLAS, si possono trarre delle interessanti conclusioni. La percentuale di donne che lavorano a questo esperimento è il 19.9% del totale, di cui la metà risultano essere più giovani di 36 anni, il chè indica che si tratta di un fenomeno in ascesa con sempre nuove donne che prendono parte all'esperimento (interessante notare invece che per la stessa categoria la percentuale maschile è il 33%). E' inoltre interessante analizzare in quali Paesi la percentuale femminile sia maggiore (vedi tabella). 

Percentuale femminile nell'esperimento ATLAS (fonte: quantumdiaries.org)

In questo caso molti Paesi Europei risultano ai primi posti: Romania, Spagna, Grecia, Polonia (Paese natale di Marie Curie tra l'altro) e Francia mentre l'Italia in questa classifica si trova al nono posto. La spiegazione offerta dall'autore è d'altra parte poco incoraggiante: nei Paesi dove i salari nel campo della fisica sono più bassi gli uomini si sentono meno attratti lasciando più spazio alle donne di inserirsi. Questo spiegherebbe perchè Paesi come il Giappone, la Svizzera e la Germania, dove i salari per i fisici sono più alti, contano il minor numero di donne.

Un altro interessante spunto di riflessione viene offerto da questa ricerca: le donne risultano più interessate a compiere studi scientifici se provengono da istituti femminili, in quanto altrimenti risentono di una pressione maggiore da parte dei propri amici a studiare delle materie più convenzionalmente "femminili". In una scuola mista la scelta di una studentessa di studiare materie come fisica viene vista come una scelta molto coraggiosa e "rischiosa", perciò non tutte le ragazze se la sentono di affrontarla, ripiegando su altri lavori.

Se riuscissimo a far iscrivere più donne in Fisica si riuscirebbe anche a colmare la percentuale differente di uomini e donne anche in seguito al conseguimento del titolo universitario? Non è scontato, ma forse si. E' quindi interessante valutare questo studio, pubblicato su Scientific American, su cosa potrebbe incentivare l'iscrizione di più ragazze in Università scientifiche.

Ho inoltre trovato interessantissimo questo studio su altri possibili bias nel mondo della scienza oltre a quello dovuto al sesso delle persone. Sono state mandate diverse mail a diversi Professori membri di vari Consigli di Facoltà da parte di fittizzi studenti interessati ad un colloquio, rendendo chiaro il sesso e la provenienza degli studenti. Il risulato? La maggiore probabilità di ricevere risposte affermative è prerogativa di....maschi bianchi! Scioccante vero?! Ne consiglio vivamente la lettura.

Ci sarebbero chiaramente mille altre considerazioni da fare, spero per lo meno di essere riuscita ad offrire qualche spunto di base per riflettere su questo complicato fenomeno  e magari da questo post potrebbe nascere un'interessante discussione a riguardo :)

Volevo infine ricordare l'appuntamento al Festival della Scienza a Cagliari, ricco di numerosi eventi a cui vi suggerisco di non mancare! In particolare vi raccomando, vista l'attinenza con questo post, la mostra dal titolo "La complessità di LHC in mano alle donne" nell'atrio del Liceo Dettori in via Cugia. 

In conclusione, volevo lasciarvi con questa citazione parafrasata di Maureen Reagan, prima figlia del Presidente Americano Ronald Reagan: "I strongly believe we will have achieved equality the day an incompetent woman will be elected to a high position".






9 comments:

Paolo Pani said...

Nel mio gruppo il rapporto era piu' di 10 a 1 e ora l'unica ragazza si e' dottorata e sta andando in UK, quindi rimarremo solo uomini. Direi proprio che la risposta e' ancora no!

Paolo Pani said...

alla conferenza dove sono gli speakers sono solo uomini e forse ho contato al max 2 donne su 60 partecipanti....

Francesca Dordei said...

Si, questo è di solito quello che succede anche a me, se non sono l'unica donna in certe conferenze poco ci manca...qui in Germania la media si aggira intorno al 15%, credo che l'unica eccezione che abbia mai visto sia Cagliari, almeno dal mio anno in poi credo che si aggiri intorno al 50% la componente femminile...

Sara Tina said...

bè anche a Cagliari comunque conta che il 50% c'è si (circa) ma considerando il rapporto studenti/studentesse, non cariche affermate tipo professori/professoresse (ci sono professoresse a Cagliari?) o ricercatori/ricercatrici .
Ricordo che una volta abbiamo contato le donne nell'elenco telefonico degli uffici del dipartimento ed erano comunque poche, forse una decina o qualcosa in più.
Ovviamente il rapporto migliora considerando i più giovani perchè i tempi si son cambiati, ma per sapere quanto lo siano davvero la prova del 9 sarà vedere come si evolverà la percentuale di donne che effettivamente ci lavorano (ora che la base di studenti più o meno sta diventando la stessa).
le percentuali di Atlas donne giovani vs uomini giovani ad esempio promettono bene o sbaglio?

di sicuro la storia dei posti riservati alle donne per mantenere un certo equilibrio di genere la trovo quantomeno di dubbio gusto

Francesca Dordei said...

Si, ovviamente ho specificato dal mio anno in poi, se si guarda un po' indietro nel tempo (anche senza andare troppo indietro) la situazione è completamente diversa. Si, non sbagli, quello che la ricerca sottolinea è che se si guarda alle giovani leve il rapporto donne/uomini sta via via migliorando. In Italia poi, anche fermo restando che ci sia un numero crescente di donne che si interessano al campo della fisica, bisognerà vedere quante di queste rimarranno in Italia per proseguire la propria carriera!
Sul fatto di mettere delle quote rosa, se mai esisteranno, sono pienamente concorde con te: le ho sempre trovate più discriminanti del fatto che ci siano poche donne in alcuni ambienti...

Mariano Cadoni said...

Se fosse davvero vera la
citazione parafrasata di Maureen Reagan allora in Italia dovremmo aver raggiunto la piena parita' dei sessi. Mi viene in mente il nome di una recente "Ministra" italiana della ricerca scientifica a cui la dicitura "incompetent women" calza a pennello..

Francesca Dordei said...

Ci ho pensato anche io al momento di riportare la citazione, in Italia non funziona benissimo, magari si può obiettare che non è stata eletta direttamente, ma ci sono altri casi in cui qualcuna comunque è stata pure eletta direttamente dal popolo...ma nonostante tutto resta una frase con un fondo di verità...

Mariano Cadoni said...

Nella frase c'e' sicuramente piu' di un fondo di verita' e se si esclude il 20ennio Berlusconiano, si applica sicuramente anche all'Italia.
In quel periodo abbiamo avuto una serie "incompetent woman" elette o nominate in posizioni di potere. Questo fatto secondo me deve far riflettere sul fatto che non basta semplicemente mettere una donna competente od incompetente che sia in una posizione di potere, introdurre quote rosa o far iscrivere piu' donne in fisica per risolvere il problema. Si tratta invece di mettere in discussione ruoli e meccanismi sociali consolidati da millenni.

Sara Tina said...

son d'accordo che liberarsi per davvero degli schemi di genere non è certo una cosa che si possa fare dall'oggi al domani, con qualsivoglia di queste soluzioni.

ma difatti è una questione di educazione e forma mentis di base, il resto vien da sè. a partire dal fiocco e l'abitino rosa/azzurro, le barbie/le macchine ... etc etc ... tutto dipende da cosa (e come) insegniamo alla generazione futura